En
"Il Milion" cinese. Il viaggio al contrario della Cina in Italia - Giugno 2019 - 12/06/2019 [ leggi ]
L'export italiano tra rallentamento mondiale e "cigni neri" - Aprile 2019 - 16/04/2019 [ leggi ]
Nuovo fronte caldo in Medio Oriente. Ma l’economia degli Emirati non sembra risentirne - Gennaio 2019 - 21/01/2019 [ leggi ]
Una “banca dell’Iran” in Germania per aggirare le sanzioni - Luglio 2018 - 25/07/2018 [ leggi ]
L'attacco di Trump alla Russia, e il prezzo dei metalli vola - Maggio 2018 - 23/05/2018 [ leggi ]
Trade War - Aprile 2018 - 30/04/2018 [ leggi ]
Dall’“American first” di Trump, un’opportunità anche per l’export italiano - Marzo 2018 - 23/03/2018 [ leggi ]
Euro forte: rischio per l’export se non si fa hedging - Dicembre 2017 - 19/12/2017 [ leggi ]
L’economia guarda ad est. Arabia Saudita e Russia nuovi padroni del petrolio. - Luglio 2017 - 11/07/2017 [ leggi ]
Post-Trump nuovi scenari per la Russia e il rublo si rafforza - Maggio 2017 - 02/05/2017 [ leggi ]

News Apr 2016

18
Apr 2016

Cina, cosa ci dicono gli ultimi dati rilasciati da Pechino

Cina, cosa ci dicono gli ultimi dati rilasciati da Pechino

Il rilascio dei dati cinesi inerenti alla crescita economica della seconda economia al mondo nei primi tre mesi del 2016, allineati con le attese posizionate per una crescita pari al 6,7% ma al di sotto dello 0,1% rispetto al dato inerente al primo trimestre del 2015, hanno subito portato gli analisti asiatici a chiamare la fine di un periodo particolarmente turbolento per Pechino preannunciando il culmine dei pericoli del così definito “hard lending”, ovvero di una brusca frenata dell’economia.

Tuttavia, un’analisi più dettagliata ci porta a titubare sulla capacità di poter scartare, o meglio di fortemente ridurre la probabilità riguardante lo scenario di una forte contrazione per la seconda economia al mondo. Infatti, come ha riportato la People Bank of China (PBOC), gli istituti di credito cinesi hanno elargito un quantitativo pari a 1,37 trilioni di yuan ($221,23 mld) in nuovi presiti in valuta locale nel mese di marzo, ben al di sopra delle aspettative degli analisti. Per di più, confrontando i dati con il mese di febbraio, l’aumento nei prestiti rilasciati dalle banche cinesi a marzo è stato ben maggiore rispetto ai 726,6 mld di yuan rilasciati nel secondo mese del 2016, mentre su base annua i prestiti in yuan sono aumentati del 14,7% rispetto allo stesso mese del 2015, contro un’aspettativa del 14,5%. Ma non è tutto, a destare maggiori preoccupazioni sono i finanziamenti sociali elargiti da Pechino che, solamente nel mese di marzo, sono stati pari a 2,34 trilioni di yuan, l’equivalente di più di 350 miliardi di dollari.

Infatti, se aggiungiamo ai dati inerenti ai prestiti in valuta locale anche quelli definiti di “social financing” arriviamo all’incredibile ammontare di 1 trilione di dollari in nuovo credito (precisamente 1.001.000.000.000) e come mostrato dal grafico a lato questo è un valore record raggiunto per la Cina.

Concludendo, il rilascio dei dati cinesi inerenti alla crescita economica della seconda economia al mondo non ci portano a scartare lo scenario che vede la possibilità di un forte rallentamento per il tasso di crescita del PIL, per di più se guardiamo al dato inerente alla crescita dell’offerta di moneta (M2) da parte di Pechino notiamo che a marzo, quest’ultima, ha registrato una espansione pari al 13,4%, esattamente il doppio della crescita del PIL. Questo significa che sono necessari due dollari di nuovi prestiti per creare un dollaro di crescita del PIL di Pechino, creando i presupposti per scenari di elevata inflazione o crescita bassa.