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News Mar 2015

12
Mar 2015

La guerra delle valute rafforza il dollaro

La guerra delle valute rafforza il dollaro

L’apprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro non sembra riuscire ad individuare un livello utile per avviare una pausa a detto movimento. Il biglietto verde nei primi 70 giorni del 2015 ha registrato un apprezzamento di oltre il 12%, ovvero un rialzo maggiore di quello registrato nel corso del 2014 (+11%), mentre nel 2013 il dollaro era rimasto pressoché stabile cedendo il 2% rispetto al 2013. L’escursione annuale del cambio (considerando massimi e minimi registrati nel corso dell’anno) evidenziano una fluttuazione del 12% nel 2014, dell’8% nel 2013, del 10,7% nel 2012 e del 14% nel 2011. Pertanto, nonostante l’attuale movimento dell’anno sia maggiore rispetto a quello degli anni precedenti, il movimento rientra nella media annuale del movimento del cambio, almeno considerando il periodo post eventi eccezionali (il fallimento di Lehman Brothers e la crisi del 2008 sono un’eccezione).

Tuttavia proprio prendendo in considerazione il movimento pro-dollaro registrato nel 2008, anno in cui il dollaro ha registrato un apprezzamento del 23%, il movimento di rafforzamento del biglietto verde avviato da fine marzo 2014 ad oggi è stato pari al 23%, ovvero la stessa percentuale del 2008, rappresentando il rafforzamento della valuta statunitense più ampio dall’avvento della moneta unica nell’area euro (escludendo l’anno di nascita 1998-1999, prima del debutto sui mercati finanziari, in quanto di fatto risultava essere in cambio dollaro-marco tedesco).

Pertanto è lecito ipotizzare un prossima conclusione del movimento di rafforzamento del dollaro prima del raggiungimento della parità, anche se naturalmente in questo momento non si individuano livelli tecnici dove il mercato possa avviare il tanto atteso rimbalzo. Da sottolineare, tuttavia, come la politica di un dollaro  forte  sia   sicuramente   a  vantaggio dell’Europa favorendo l’export, ma difficilmente potrà essere sostenuto a lungo dagli Usa che si trovano ad avere un’economia in crescita ma insostenibile con un peggioramento della bilancia commerciale. La Fed, pertanto potrebbe rinviare l’aumento dei tassi anziché anticiparlo, oppure potrebbe rispettare le attese per giugno senza che questo implichi un aumento repentino del Fed Funds rate.

Livelli PIVOT

Eur-Usd:

(R1) 1,0671

(R2) 1,0797

(R3) 1,1004

-

(S1) 1,0464

(S2) 1,0383

(S3) 1,0176

Oro:

(R1) 1.172

(R2) 1.178

(R3) 1.196

-

(S1) 1.154

(S2) 1.142

(S3) 1.123

Petrolio WTI:

(R1) 49,42

(R2) 50,10

(R3) 51,82

-

(S1) 47,70

(S2) 46,66

(S3) 44,94

Petrolio Brent:

(R1) 58,05

(R2) 59,69

(R3) 62,29

-

(S1) 55,45

(S2) 54,49

(S3) 51,89

Alluminio:

(R1) 1.768

(R2) 1.785

(R3) 1.814

-

(S1) 1.740

(S2) 1.728

(S3) 1.700

Rame:

(R1) 5.793

(R2) 5.860

(R3) 5.968

-

(S1) 5.684

(S2) 5.643

(S3) 5.534

Nichel:

(R1) 14.097

(R2) 14.398

(R3) 14.888

-

(S1) 13.607

(S2) 13.418

(S3) 12.928

Piombo:

(R1) 1.819

(R2) 1.833

(R3) 1.859

-

(S1) 1.793

(S2) 1.781

(S3) 1.755

Zinco:

(R1) 2.026

(R2) 2.051

(R3) 2.093

-

(S1) 1.985

(S2) 1.968

(S3) 1.927

Stagno:

(R1) 17.737

(R2) 18.023

(R3) 18.483

-

(S1) 17.277

(S2) 17.103

(S3) 16.643