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News Gen 2015

30
Gen 2015

Credibilità: la nuova sfida delle Banche Centrali

Credibilità: la nuova sfida delle Banche Centrali

Le ultime settimane hanno visto molto banche centrali avviare azioni a difesa delle proprie valute e delle proprie economie, in particolare in previsione dell’avvio del Quantitative Easing da parte della BCE. Infatti, nelle ore precedenti all’annuncio del presidente Draghi che la BCE avrebbe avviato un programma QE da oltre 1 trilione di euro (60 miliardi al mese da marzo 2015 a settembre 2016), le banche centrali di Svizzera, Danimarca e Canada si sono affrettate a tagliare a sorpresa i tassi di interesse al fine di minimizzare l’effetto negativo che l’avvio del QE europeo avrebbe dovuto avere. Un allentamento di politica monetaria è atteso anche dalla Reserve Bank of Australia, la svedese Riksbanken, e l’'istituto centrale norvegese.

La Swiss National Bank ha effettuato la monovra più scioccante di tutte le banche centrali delle principali economie mondiali andando ad eliminare il livello di fissazione del cambio tra franco svizzero ed euro (a 1,20) lasciando a libere fluttuazioni i cambi e portando il franco a rafforzarsi con percentuali che solo i paesi delle economie emergenti hanno. Alla Banca Centrale Svizzera hanno fatto seguito sia quella danese che quella canadese, entrambe per contrastare gli effetti negativi legati ad un continuo indebolimento dell’euro. Tuttavia la Banca Centrale Danese è risultata la più attiva su questo fronte, proprio nel tentativo di difendere la corona dal calo dell’euro che ha visto il cambio eur-dkk raggiungere i minimi dal 2012 a 7,43 prima di tornare a ridosso di area 7,44-7,45. La Danmarks Nationalbank (DNB) ha abbassato i tassi di deposito tre volte negli ultimi dieci giorni (19, 22 e 29 gennaio) di 0,15% a riunione con il tasso ora negativo per mezzo punto percentuale.

Il vero dilemma, tuttavia, è fino a quando le banche centrali potranno intervenire a difesa delle proprie valute senza che queste decisioni abbiano effetti notevolmente negativi sull’economia del paese. Infatti, se l’intervento sui tassi limita gli effetti negativi sui cambi lo stesso non avviene sull’inflazione, vero obiettivo dichiarato delle principali banche centrali dei paesi industrializzati, con conseguente perdita di credibilità nel perseguire i propri target. Il rischio resta quello di perdere l’obiettivo di medio periodo per fronteggiare gli effetti negativi di breve (che per la Banca Centrale Danese si stimano in 14 miliardi di perdita nel dopo QE della BCE) con il pericolo di trovarsi costrette a scegliere tra iperinflazione da una parte ed il sostegno all’economia dall’altra, in una situazione analoga a quella vissuta attualmente da alcuni Paesi emergenti.

 

Livelli PIVOT

Eur-Usd:

(R1) 1,1371

(R2) 1,1424

(R3) 1,1532

-

(S1) 1,1263

(S2) 1,1208

(S3) 1,1100

Oro:

(R1) 1.302

(R2) 1.311

(R3) 1.344

-

(S1) 1.269

(S2) 1.244

(S3) 1.210

Petrolio WTI:

(R1) 45,03

(R2) 45,69

(R3) 47,07

-

(S1) 43,65

(S2) 42,93

(S3) 41,55

Petrolio Brent:

(R1) 49,48

(R2) 50,32

(R3) 51,75

-

(S1) 48,05

(S2) 47,46

(S3) 46,03

Alluminio:

(R1) 1.841

(R2) 1.862

(R3) 1.897

-

(S1) 1.806

(S2) 1.792

(S3) 1.757

Rame:

(R1) 5.472

(R2) 5.516

(R3) 5.623

-

(S1) 5.365

(S2) 5.302

(S3) 5.195

Nichel:

(R1) 15.018

(R2) 15.112

(R3) 15.342

-

(S1) 14.788

(S2) 14.652

(S3) 14.422

Piombo:

(R1) 1.876

(R2) 1.893

(R3) 1.928

-

(S1) 1.841

(S2) 1.823

(S3) 1.788

Zinco:

(R1) 2.116

(R2) 2.140

(R3) 2.184

-

(S1) 2.072

(S2) 2.052

(S3) 2.008

Stagno:

(R1) 19.342

(R2) 19.418

(R3) 19.613

-

(S1) 19.147

(S2) 19.028

(S3) 18.833